"Riapro gli occhi. So che cosa devo fare. Mi guardo attorno, con il cuore che mi batte in petto come un martello pneumatico e il sangue che mi pulsa nelle orecchie. Alla mia sinistra vedo uno sgabuzzino buio. Entro e trovo quello che cerco. Afferro un lenzuolo bianco da una pila di biancheria e torno in corridoio. Chiedo a un'infermiera dove sia l'ovest. Lei non capisce e aggrotta la fronte. Mi fa male la gola e mi bruciano gli occhi. A ogni respiro mi sembra di inspirare fuoco. Chiedo di nuovo. Supplico.
Un poliziotto mi indica l'ovest.
Getto sul pavimento il mio improvvisato jai-namaz, mi inginocchio, tocco il suolo con la fronte. Le mie lacrime bagnano il lenzuolo. Non prego da quindici anni. Ho dimenticato le parole. Ma non importa, reciterò le poche che ricordo. (...). Odo dei gemiti e mi rendo conto di essere io, le mie labbra sono salate di lacrime. Sento su di me gli occhi di tutte le persone che si trovano nel corridoio, ma io continuo a inchinarmi verso occidente. Prego.
Prego che i miei peccati non siano imperdonabili come ho sempre temuto."
Il cacciatore di aquiloni, Khaled Hosseini
...
Non ho mai pianto tanto con un libro.
1 commento:
Anche io!
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